ALFA CENTAURI 10° GIORGIA SWEETY 2°PARTE..

Giorgia Sweety

Giorgia Sweety

By Daio’s Gallery (homepage)

E’ ormai notte, quando scivolando come un’ombra tornai a recuperare la moto e vedi con sollievo che la polizia aveva delimitato la zona adiacente allo studio, col tipico nastro giallo con su scritto “Police – Scene Crime – Do not Cross”, palesò in me la certezza che qualcuno si fosse già preso cura della salma del mio amato Ronny. Poco più tardi, rincasando, mentre stavo inserendo la chiave nella toppa della porta, improvvisamente avvertii degli strani rumori provenire dall’interno che mi indussero a credere che qualcuno mi stesse aspettando per tendermi un agguato. La mia diffidenza fu avvalorata dal fatto che i miei genitori, di norma, sarebbero dovuti essere a letto già da un pezzo. Decisi così di passare dal retro e, scrutando attraverso la finestra della cucina, intravisi il corpo di mia madre che giaceva in terra, accanto al letto, immersa in un lago di sangue. Proprio in quell’istante la luce riflessa dei fari di una macchina in corsa ne illuminò il volto, evidenziando un’espressione serena come non vedevo in lei da tantissimo tempo. Poi, come improvvisamente ridestata da un brutto sogno, pensai che per lei non c’era più nulla da fare, così decisi di saltare in sella alla moto e partire. Pensando dove fosse finito mio padre. Scorrazzai qua e là vagando senza meta per tutta la notte e, giunte le prime ore dell’alba, ormai stanca ed esausta, mi trovai seduta sulla riva di un lago a tirar ciottoli nell’acqua, osservando rapita l’effetto di quei magici cerchi. Alcune ore più tardi mi assopii nel letto di uno sperduto Drive Inn e soltanto dopo il mio risveglio decisi di aprire il pacchetto. Con grande stupore scoprii che oltre ad alcune mazzette di banconote da 100$ e ad un panetto di cocaina, dentro c’era anche un drago in porcellana pieno di eroina purissima. Anche se io ero stata sempre contraria a qualsiasi tipo di droga e non ne avevo mai fatto uso, decisi di tirarne una presa, tanto per sollevarmi il morale e non pensare ad altro. Durante i giorni trascorsi in quella stanza, appresi dai media di essere ricercata quale maggiore indiziata e di conseguenza mio padre e mio fratello, per quella serie di omicidi. Pertanto, decisi di scrivere una lettera ai genitori di Ronny, spiegando loro tutta quell’incredibile vicenda. Decisi altresì di mettere una pietra sul passato e dopo aver vagato per alcuni giorni senza meta, ritrovai finalmente un pizzico di serenità fra gli immensi boschi che sovrastavano lo stato del North Dakota, al confine con il Canada. Giunta presso un piccolo villaggio,feci amicizia con una coppia di simpatici fidanzati, i quali, oltre ad essere stati molto gentili e cordiali, si erano anche perdutamente invaghiti della mia Ducati 996.(effettivamente la 996 uscì sul mercato nel 1999, ma io ero io, l’ebbi come regalo da un amico italiano di nome Vallatine Roxy) Dal canto mio, che avevo già deciso il mio futuro, rividi in quei due innamorati la mia trascorsa storia con Ronny e decisi così di proporre loro uno scambio: la mia moto con la loro Dino Ferrari del 88 rossa fiammante, poi li seguii con lo sguardo, mentre con i capelli al vento si allontanarono felici. Subito dopo la prima sosta, avvenuta in una stazione di servizio, i due scoprirono con grande meraviglia che nel bauletto porta oggetti della moto, c’era gran parte del denaro proveniente, a loro insaputa, da quel pacchetto maledetto, causa di tanti guai. Ero consapevole di non averne più bisogno in quanto avevo già deciso di cambiare radicalmente vita. In cuor mio sapevo di non poter riuscire a ricominciare tutto da capo e rifiutai l’idea di dover conoscere una nuova ragazzo e un nuovo amore. E’ altresì conscia che il mio cuore, pur continuando a battere, si era ormai spezzato in quel nefasto giorno e che nessun’altro uomo al mondo poteva farmi tornare a rivivere. L’unica cosa che desideravo ardentemente era di starmene da sola, fuggendo da tutto ciò che in qualche modo poteva ricondurmi al passato. E per il timore di non riuscire a superare gli inevitabili momenti depressivi, decisi di conservare la droga. Presso l’emporio del paese acquistai alcune migliaia di dollari di merce, fra la più variegata e dopo averla caricata sull’ormai mia auto, partii. Senza una meta prestabilita penetrai all’interno dei boschi, fino a raggiungere la fine di tutte le strade. Marciando poi di buona lena per quasi un giorno, riuscii a raggiungere il cuore della foresta dove mai uomo prima di allora vi aveva messo piede. Individuata finalmente una bellissima radura che si avvolgeva attorno ad un laghetto cristallino, iniziai a fare la spola fra la macchina e quel luogo, trasportando in spalla tutta la merce. Una volta poi concluso il trasbordo, decisi di gettare l’auto in un lago con l’intento di far sparire ogni traccia di me. Peccato era una bella auto, non meritava quella fine. Ma non avevo avuto scelta. Le prime notti le trascorsi in una tenda da campo, mentre di giorno lavorai come una bestia per tagliare grossi tronchi d’albero. Il mio intento era quello di erigermi una casa stabile e definitiva. Ed il tutto in breve tempo, visto che l’inverno era ormai alle porte. Quelli per me furono giorni estremamente difficili tanto che per superare i momenti di crisi, iniziai a fare sempre più frequentemente uso di cocaina.Trascorsi alcuni mesi ed esaurite quasi tutte le scorte alimentari, benché possedessi un fucile ed alcune canne da pesca, iniziai a costruirmi delle rudimentali trappole. Il grande rispetto che però nutrivo verso tutti gli animali, mi fece considerare quel tipo di caccia leale e altamente sfidante. Dopo un anno di quel tenore di vita il ,mio aspetto era mutato, diventando più simile ad una bestia che a una donna civile, laureata a pieni voti all’università di Smallville. Dalla cocaina passai all’eroina ed il sempre più frequente uso di quella micidiale sostanza mi aveva quasi cotto il cervello. Anche il fisico ne risentì e si debilitò al punto tale che a stento, riuscii a malapena a camminare. Ormai trascorsi giorni interi stando sdraiata sul mio pagliericcio, in stato di completo abbandono e d’allucinazione. Sempre più frequentemente, come fossero dei flash, mi tornarono alla mente le persone a me care ed i bei momenti trascorsi in loro compagnia. Rividi i miei genitori in atteggiamenti d’euforia, quando gioiosi mi dimostravano di amarmi più di ogni altra cosa al mondo. E poi il giorno del tracollo finanziario. Rivedi Ronny bello e sorridente, che seppe amarmi come nessuno altro. E poi quell’infausto giorno con tutte quelle morti assurde, che in un attimo, mi hanno resa sola come un cane randagio. Quei ricordi però mi tormentavano così, esercitando estenuanti sforzi mnemonici, cercai di imporre alla mia volontà di ricordare soltanto i periodi più belli e felici, come quelli trascorsi all’università, quando nella facoltà di biologia ci si punzecchiava a suon di formule e di strambe teorie con il suo fratello docente, Clark. Mio Fratello era un vero genio ma anche un po’ pazzo. Poi mi tornò alla mente quel giorno in cui mi colse di sorpresa, mentre Clark si stava iniettando una dose di sangue sul braccio. Si dimenticò che la sua pelle non era umana sulla terra, e giustamente si ruppe l’ago. Era sangue prelevato poco prima da uno dei suoi piccioni viaggiatori, che teneva nel laboratorio dentro una grande voliera.Clark, non potendo esimersi dal fornire una spiegazione plausibile per quel folle gesto, fu costretto a confidarmi la sua incredibile teoria. Inizialmente con diffidenza ma poi proseguendo con tono crescente d’esaltazione, gli rivelò tutti i minimi particolari dei suoi studi relativi alla genetica dei volatili. Mi disse che gli uccelli, apparsi sulla terra a cavallo del cretaceo ed il giurassico, erano e sono tuttora, in possesso di un singolare “corredo genetico”, parte del quale si trasferì, non si sa come, nell’uomo al momento della sua generazione, facendolo così risultare una loro sottospecie. Clark mi parlò inoltre degli studi di antropologia zoologica eseguiti dal dottor Wallose, perfezionati successivamente dal professor Karloswen con l’integrazione di nozioni di citogenetica dedicata alla morfologia cromosomica. Elaborando poi tutti quegli elementi noti, Clark era giunto alla formulazione di una teoria che asseriva: - Se in un uomo con particolari caratteristiche genetiche si dovesse inoculare una piccola dose di sangue d’uccello, elemento estraneo in quanto strutturalmente diverso, si verificherebbe un’aggressione interna con l’immediata attivazione dell’apparato immunologico. Se poi la quantità, nonché la frequenza di tali inoculazioni, dovesse progressivamente aumentare fino al raggiungimento di livelli critici, l’organismo passerebbe dallo stadio iniziale di emergenza a quello finale di adattabilità. Tramite i protosteroni e le proteine anabulizzanti, si attiverebbe un processo di trasferimento delle informazioni genetiche che metterebbero in atto la metamorfosi dell’apparato, con conseguente trasformazione della struttura fisica. E gradualmente, si verificherebbe la trasformazione dell’uomo in uccello. Tanto più giovane fosse poi il paziente, tanto più rapidamente avverrebbe tale trasformazione. Tutto ciò, fatto salvo per i soggetti incompatibili, per i quali potrebbe bastare una sola stilla di plasma per causare serissimi problemi cardiovascolari, con l’effetto fulminante di un immediato arresto cardiaco. Clark mi chiese di fare da cavia, per il suo esperimento, ma io allora scioccata non accettai, gli risposi malamente litigando. Da quel giorno non dimenticai più l’accaduto…. E da quell’istante io non riuscii più a togliermi dalla mente la sua assurda teoria. Strane idee cominciarono a balenarmi per la testa fino a che un giorno, decisi di smettere di drogarmi e iniziare il processo riabilitativo del mio fisico. Lo scopo principale era quello di tentare quell’esperimento e di uscire dallo stato pietoso in cui era giunta, per tornare al più presto ad una splendida forma fisica e psichica. Mi allenai facendo lunghe passeggiate nei boschi e riprende a curare il mio aspetto ogni mattina, mentre durante il tempo libero, ripresi a perfezionare le vecchie tagliole con l’intento di catturare qualche uccello vivo senza causargli gravi ferite. Passate alcune settimane, un bel giorno trovai nella tagliola un’aquila dalla testa bianca. Era leggermente ferita ad una zampa e dopo averla medicata, decide che quell’animale tanto bello ed imperioso sarà il suo tanto atteso donatore di plasma. Iniziai così ad inocularmi minuscole dosi di sangue che il mio organismo tollerava alquanto bene. Poi un giorno, dopo aver intensificato il trattamento, venni colta da improvvise convulsioni seguite da dolorosissimi spasmi che mi indussero a credere di non riuscire a sopravvivere. Superata quella terribile esperienza decisi di smettere con quelle somministrazioni, in quanto ritenni troppo alto il prezzo da dover pagare sia in termini di rischio che di dolore. Un giorno poi, mentre nuotai nel lago, mi accorsi che il mio corpo galleggiava più facilmente del solito. Inizialmente non diedi rilievo alla cosa, ma quando cominciò a farmi male le scarpe e notai che sui talloni mi spuntarono due unghie posticce simili ad artigli, capii che qualcosa di strano mi stava accadendo. Fortissimi dolori al petto, alla testa e agli arti, mi accompagnarono per giorni e notti fino alla completa trasformazione. Ero diventata un grande uccello ricoperta di penne e di piume, ed un grande becco aquilino mi era spuntato al posto del naso. La mia intelligenza non subì alterazioni, tanto che risi all’idea di essere stata il primo uccello a non essere uscito da un uovo. L’eterno enigma dell’uovo e della gallina era così risolto. A poco a poco,persi la facoltà della parola, anche se, con estenuanti sforzi, riuscii ancora a pronunciare il mio nome. Gradatamente, iniziai a muovere i primi passi, finché, un giorno, giunto in cima ad una rupe e vinta la paura, spiccai il primo volo. Sembravo un aliante per quanto ero grande e leggero e, dopo aver azzardato qualche battito d’ali, iniziai a fare le prime evoluzioni. Da quella quota il panorama aveva un altro aspetto e con quel silenzio che lo circondava mi sembrava di vivere un bellissimo sogno. Soltanto ora mi resi conto che, anche un solo istante di quella sensazione, mi aveva già ripagata di tutti i dolori sofferti. Passarono gli anni e qualche cacciatore che si è spinse in quel posto, raccontò di aver notato le tracce di un enorme uccello. Ero la donna uccello, ma nessuno sapeva che potevo ritornare umana, con la forza della mia volontà, una forza che acquisii con il tempo e seppi controllare alla perfezione, ero finalmente felice di tutto ciò, incurante del mio destino. Di tali avvistamenti iniziarono a parlarne anche i media locali, sebbene spesso condiscano i loro articoli con velato sarcasmo. Un giorno, mentre il grande uccello stava dormendo con la testa completamente avvolta dalle sue enormi ali, venne avvistato da due cacciatori dilettanti; un commercialista ed un affermato attore. I due amici avevano affrontato quella grande fatica, più per ritemprare il fisico dallo stress quotidiano, che non per l’ambiziosa ricerca di un trofeo da appendere nel salone. Credendo di trovarsi di fronte ad un animale preistorico, attesero pazientemente il suo risveglio per filmare con una telecamera qualche movimento di quello straordinario essere. Tornati in città, mostrarono il filmato ai responsabili di una emittente televisiva ed in brevissimo tempo la notizia raggiunge tutte le case d’America. Successivamente, anche tutti i maggiori media degli Stati Uniti parlano del grosso uccello e la notizia non poteva evitare di giungere anche alle orecchie di Clark, il fratello Giorgia docente di biologia. Egli decise di mettersi subito alla ricerca di Giorgia in quanto era l’unica persona a cui aveva rivelato la sua teoria e, quello strano avvistamento, poteva essere riconducibile a ciò. Apprese così le terribili vicissitudini che tempo prima avevano colpito il suo discente e, dato che nessuno, autorità comprese, l’aveva più vista né sentita, si rafforzava in lui una logica supposizione. Si procurò un potente binocolo e decise di partire alla ricerca del grande uccello. Clark non era il solo a cui fosse balenata quell’idea, visto che da diversi giorni lo stavano cercando anche una folta schiera di cacciatori. E furono proprio loro ad avvistarlo per primi, mentre leggero si librava nell’aria. Decine e decine di fucilate gli vennero esplose contro ed il fragore degli spari non poteva evitare da fungere da richiamo per gli altri cacciatori che come cani famelici, accorsero in quel luogo. Accorse anche Clark col suo potente binocolo ma quando giunse sul posto era ormai troppo tardi, perché il grande uccello era stato crivellato dalle pallottole e ora giaceva in mezzo ad una verde radura. Riusciva a malapena a muovere le ali, anche se tale movimento era dovuto più allo spasmo dei riflessi nervosi che non alla volontà di spiccare il volo. Senza temere i colpi che qualche ostinato cacciatore stava ancora sparando, Clark si fece largo fra una moltitudine di gente, fino ad avvicinarsi al grande uccello. Intuì di essere stato da lui riconosciuto in quanto il suo aspetto mutò espressione e gli enormi occhi s’illuminarono in segno di gioia. Poi, con uno sforzo spasmodico, il grande uccello tentò di pronunciare il proprio nome, ma riuscì soltanto ad emettere un roco lamento che poco gli somigliava. Decise così di scriverlo grattando con una zampa il terreno e dopo uno straziante sforzo, riuscì a malapena a scrivere la lettera “G” iniziale del suo nome. Intuito le sue intenzioni,Clark si chinò su di lui(lei), gli carezzò la grande testa piumata e gli sussurrò: - Ho capito Giorgia!- In risposta a quelle parole il grande uccello accennò ad un impercettibile sorriso, emise un rantolo e reclinò il capo privo di vita. Colto dallo sgomento, Clark si portò le mani al volto e mentre tentò di asciugarsi una lacrima, avvertì una sensazione strana, Giorgia, ormai uccello gli strinse il grande occhio, e gli sussurrò mentalmente: ” Fratello sono viva più che mai, ma c’è un problema, portami via da qui, perché sento che tra pochi minuti sarò la tua sorellina Giorgia in carne ed ossa!” Clark, con la sua autorevole e pacata voce: ” Signori non c’è più niente da vedere, l’animale è morto, e come studioso di volatili, ho l’autorità di prelevarlo e portarlo nell’istituto per eventuali studi e approfondimenti, che poi a suo tempo vi rivelerò il mistero con una conferenza stampa al più presto. Risponderò a tutte le vostre domande su questo stupendo essere. Ma ora fate spazio e lasciateci lavorare!” E così che Clark salvò la vita a sua sorella Giorgia….la donna uccello!

THE END
Vi è piaciuta la storia, ho modificato i personaggi, il soggetto, ho inserito qualcosa di mio…ma è opera di Elio Moroni gran scrittore che ringrazio vivamente, spero di non avergli rovinato il suo corto…il finale è mio.

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