†DONNE VAMPIRO NELLE EPOCHE CLASSICHE†

 

 

 


La storia della donna vampiro parte da molto lontano, e viaggia spesso riunendo in maniera indissolubile scienza e mito, fantasia e realtà, in modo che non è mai facile comprendere dove finisca una e inizi l’altra. Le prime tracce della loro presenza le ritroviamo addirittura nell’antichità classica, strettamente legate ai riti religiosi e alle credenze teologiche.

Nei popoli della Mesopotamia, ad esempio, era forte la tradizione del mito di Lilith, una divinità che ritorveremo anche nell’antica Grecia (sotto il nome di Ecate). Lilith era una divinità femminile, rappresentata con caratteri assolutamente negativi e legata agli inferi e alla lussuria. Al suo fianco si muovevano altri esseri demoniaci, sempre mutuati dalle popolazioni mesopotamiche ma rimandate a noi dai Greci con il nome di Empuse e Lamie.

Entrambe sono legate alla simbologia del sangue e alle più nefande pratiche sessuali. Le Empuse, ad esempio, nella descrizione dell’esperto Robert Graves “assumono l’aspetto di cagne, di vacche o di belle fanciulle e, in quest’ultima forma si giacciono con gli uomini la notte o durante la siesta pomeridiana e succhiano le loro forze vitali portandoli alla morte”.

Simile descrizione viene data negli scritti antichi della Lamia, che è una figura che troveremo anche più avanti nei secoli, fino al Medioevo e al Rinascimento, dove sarà associata al termine di strega. Raffigurato come un essere alato capace di trasformarsi in una splendida fanciulla, la Lamia era un demone, e spesso appariva insieme alle Empuse, quando si trattava di sedurre e sacrificare gli uomini.

Ovviamente questa raffigurazione evidenzia il rapporto contraddittorio che gli antichi avevano nei confronti della donna, al tempo stesso venerata e temuta. La Lamia, per concludere, viene così descritta da Luciano: “Non esita a uccidere se ha bisogno di sangue caldo che fuoriesca a fiotti da una gola recisa, e se le funebri mense richiedono visceri palpitanti; così con uno squarcio nel ventre, estrae i feti da porre sulle are ardenti e non per la via che la natura richiede”.

DONNA VAMPIRO NEL 1600: LA CONTESSA BATHORY

Come detto, il mito della donna vampiro attraversa le epoche, segnando l’immaginario collettivo e la produzione artistica. Per tutto il periodo che va sotto il nome di Medioevo, saranno le streghe l’oggetto della paura ancestrale: donne in grado di ammaliare e rendere schiavo qualsiasi uomo grazie alle loro arti occulte, legate molto spesso al sangue (si pensi al concetto di pozione magica, che non può prescindere dal sangue).

Con il Rinascimento, molte delle superstizioni antiche vengono apparentemente meno, sotto i colpi della razionalità (fenomeno accentuato durante l’Illuminismo). Ma non spariscono mai del tutto. Ecco perché ancora nel 1600 si parla di vampiri: l’esempio più eclatante è quello di Elisabetta Bathory, considerata la più famosa assassina seriale sia in Slovacchia che in Ungheria, accusata di aver torturato e ucciso centinaia di giovani donne.

Perché le uccideva? Per il loro sangue ovviamente, visto che riteneva (anche questa credenza antica) che bere e addirittura fare il bagno nel sangue delle vergini potesse rendere immortali. Una figura quindi legata al vampirismo (anche perché lontana parente di Vlad l’Impalatore, colui che viene considerato il Dracula originale), con quella commistione di sangue, sadismo e sessualità che la figura sembra riunire in modo inscindibile in tutte le epoche.

DONNE VAMPIRO A VENEZIA

Non c’è comunque bisogno di spostarsi così lontano per trovare una figura di donna vampiro. In Italia possiamo vantare un certo primato in questo senso, soprattutto dopo i ritrovamenti archeologici effettuati dal dottor Matteo Borrini nell’isola del Lazzaretto nuovo a Venezia. Questa isola molto affascinante, a partire dalla fine del 1400 venne designata come luogo di prevenzione dalle malattie infettive che infestavano la città.

In particolare, deve la sua fama funerea alla terribile serie di epidemie che andarono avanti fino a tutto il 1600, e che in pratica portarono alla morte un terzo della popolazione. Tra queste epidemie, la più tremenda fu la peste. Ed è proprio legata a questa malattia che troviamo la figura della donna vampiro.

Il ritrovamento di Borrini è eccezionale da un punto di vista storico: si tratta di un teschio di donna con un mattone in bocca. Si tratta di un rito che veniva effettuato proprio per eliminare i rischi di contagio. Si riteneva che la peste fosse trasmessa attraverso il sangue, e quindi diffusa dai vampiri, e in particolare dalle donne vampiro.

Si tratta di un mito che deriva dalle credenze medievali, e in particolare dalla figura del nachzeher, che deriva dalle parole tedesche Nacht (notte) e Zehrer (divoratore). Un termine di origine nordica e legato alla cultura ebraica: si diffuse infatti per la prima volta in Polonia, e da lì arrivò da noi insieme ai mercanti. Dopo esser stati deposti nella tomba, i nachzeher iniziavano a masticare il loro sudario e, quando riuscivano a liberarsi di esso incominciavano a cibarsi del sangue dei cadaveri delle altre persone appestate.

Questo serviva a rigenerarli, e il processo andava avanti fino a quando non erano pronti a uscire dalla loro tomba in qualità di veri e propri vampiri. Masticando e succhiando la linfa vitale, non avrebbero fatto altro che diffondere l’epidemia. Per evitare il rigenerarsi della donna vampiro, bisognava evitare che si nutrissero.

Ecco il perché del mattone in bocca: il procedimento consisteva nel dissotterrare il cadavere di queste donne, scostare dalla bocca il sudario masticato e al suo posto mettere un pugno di terra, un mattone oppure la pietra, così da frantumargli sia i denti che la mascella. Il cranio scoperto a Venezia (rilalente appunto al XVII Secolo) mostra esattamente queste caratteristiche.

Un rituale inquietante che conferma comunque come la figura della donna vampiro non sia scomparsa con l’età antica. E questa non è neanche l’ultima testimonianza in ordine di tempo, visto che ancora, nel 1872, lo scrittore irlandese Joseph Sheridan Le Fanu portò alla vita la straordinaria figura di Carmilla, la donna vampiro forse più famosa della storia. Senza contare che anche Baudelaire dedicò numerose poesie al tema, e Munch nel 1894 dipinse Il Vampiro quadro raffigurante una donna nell’atto di aggredire un uomo al fine di berne il sangue.

 

 

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†IL VIOLINO†

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..Colei che mi ha preso notte e giorno mi tortura, prosciuga le mie carni, tutto il giorno mi stringe, tutta la notte non mi lascia…”
[Anonimo]

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†Bram Stoker, Dracula†

“La ragazza si era inginocchiata, si era protesa su di me, e mi divorava soltanto a guardarmi. C’era una manifesta voluttà che era insieme elettrizzante e ripulsiva, e mentre piegava il collo si leccava le labbra proprio come un animale, e al chiarore della luna ho potuto veder scintillare le labbra umide e scarlatte, e la lingua rossa lambire i denti bianchi e appuntiti… Poi si è fermata e ho potuto udire il risucchio della lingua che leccava i denti e le labbra, e ho potuto sentire il fiato caldo sul collo… poi ho percepito il tocco morbido e fremente delle labbra sulla pelle sensibilissima della gola, e la pressione dura di due denti aguzzi che sfiorano appena e si arrestano. Ho chiuso gli occhi in un’estasi di languore, e ho atteso, atteso col cuore che mi batteva forte.”
[Bram Stoker, Dracula]

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†Dragostea vieţii mele†

Dragostea vieţii mele,
M-ai rănit
Mi-ai frânt inima
Şi acum mă părăseşti

Dragostea vieţii mele,
Nu vezi
Adu-o înapoi, adu-o înapoi
Nu mi-o lua
Căci nu ştii
Cât înseamnă pentru mine.

Dragostea vieţii mele,
Nu mă părăsi
Mi-ai luat inima
Iar acum mă părăseşti.

Dragostea vieţii mele,
Nu vezi,
Adu-o înapoi, adu-o înapoi
Nu mi-o lua
Pentru că nu ştii
Cât înseamnă pentru mine.

Îţi vei aminti
Când se va spulbera
Şi totul va fi trecut
Când voi fi bătrân
Voi fi lângă tine să-ţi amintesc
Cât de mult încă te iubesc,
Încă te iubesc.

Înapoi, grăbeşte-te înapoi
Te rog, adu-o înapoi acasă la mine
Pentru că nu ştii
Cât de mult înseamnă pentru mine.

Dragostea vieţii mele
Dragostea vieţii mele.

†Fame(Real Vampire)†

Passo passo le aveva illustrato cosa sarebbe accaduto nei prossimi trenta minuti. Deliziosamente sorridente, le si era messo alle spalle, le mani a massaggiarle il collo, l’alito profumato a solleticarle la nuca.

Sarà bellissimo, aveva concluso, tu sarai mia. Un brivido la percorse a quelle parole. Di piacere.
Era stata sua volontà rispondere a quel messaggio, sua, senza costrizione alcuna. E adesso riceveva quel che aveva sperato. Tesa, eccitata, continuava a bagnarsi ad ogni carezza, a tremare ad ogni sguardo verso gli strumenti posati lì, sul tavolo apparecchiato ad arte, con il vino rosso già versato nei bicchieri.
La sua voce suadente che le ridondava nelle orecchie, come un’eco lontano. Dov’era? Non più lì, ma più viva che mai.
Le aveva illustrato tutto, sin nei minimi dettagli. Erano mesi che si preparava a quel momento, mesi in cui il suo annuncio era girato su internet senza che nessuno gli avesse dato risposta. Mesi di insostenibile fame.
Ma alla fine era arrivata, una mattina. Breve la sua e-mail, poche righe ed una foto. Quasi febbricitante, eccitato, l’aveva letta, tre volte, prima di masturbarsi. Non servivano nomi, nè indirizzi. A Roma, sì, in quel casolare abbandonato di fronte al quale tutti passavano, ma che restava invisibile, come se non fosse.
Si era presentata alle undici, venti minuti prima dellora prestabilita.
Aveva cominciato a gironzolare lì attorno, tra i rovi e l’erba alta. La sigaretta accesa come unico bagliore in quella notte.
Mister A cerca, Mister A.
Che strano nome aveva scelto. A, come amore, si, l’amore che lui le avrebbe donato, come nessun altro era mai stato capace di fare.
Persa, tra pensieri e follie. Non notò nemmeno che lui era già lì.
Ed ora sedeva alla sua tavola.
La tovaglia di seta le ricadeva sulle ginocchia nude, come un vecchio foulard anni cinquanta.
Bella, troppo bella per poter essere sua. Le sue mani la accarezzavano, Mister A era bravo ad usarle, lunghe e ossute.
Magro. Tanto magro, così magro da esser quasi invisibile, trasparente. Magro, troppo magro, la guardava e in lui cresceva la fame.
La bava gli scivolava lentamente dalla bocca, lungo il mento. La desiderava. Era eccitato. Le prese il mento, con delicato movimento del polso le reclinò il capo.
I capelli di lei si sparsero sul grembiule da cucina, bianco, immacolato. Neri, più neri dell’ebano. Fu allora che il Pendolo rintonò dodici rintocchi.
E’ il momento, le bisbigliò all’orecchio, Ne sei ancora sicura?.
Voce d’innamorato la sua.
Lei non lo guardò, ne si protrasse altro suono. Annui solo impercettibilmente. Ma dov’era l’amore? Lo odiava invece, eppure continuava a bagnarsi
Poco prima di cominciare la musica partì.
Le lunghe mani di Mister A si schiusero, distesero, raccolsero gli strumenti dal tavolo, veloci, come mani di pittore.
Volteggiarono sul capo di lei, che aveva gia chiuso gli occhi.
A piccoli bocconi, su, così cominciò a divorarla.
Ma lui era magro, troppo magro
Dolcemente si lasciò scivolare a terra.
Era passata più di un’ora. Un vestito da donna, scollato, corto. Non lo copriva del tutto. Ma che importanza aveva? Era rimasto ben poco di lui. La mano lasciò cadere il bisturi. Era felice, finalmente si apparteneva. Poi chiuse gli occhi.
Lontano, in un angolo scuro, la barra del cursore lampeggiava ancora
Ciao, sono Mister A. E Mister A cerca qualcuno, qualcuno che possa amarlo davvero, che sappia completarlo. Mister A cerca qualcuno da divorare
Non aveva mai avuto il coraggio di pubblicarlo.

di Eric Dron

†Vampiri†

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La leggenda sostiene che il vampiro sia quasi invulnerabile alle ferite, le sue carni si rigenerano provocando delle guarigioni velocissime.

Il signore della notte è in grado si sembrare morto per poi riprendersi, le normali ferite, mortali per gli esseri umani, non lo disturbano più di tanto.

 

Più antica è l’età del vampiro maggiore questo potere si sviluppa.

Secondo molti miti il corpo del vampiro cambia passando dalla mortale carne umana ad una sostanza molto più resistente, quasi marmorea.

Questo è descritto anche nei libri di A. Rice: quando parla dei due capostipiti della razza vampirica li descrive immobili e con il corpo della medesima consistenza della pietra.

Il vampiro è altresì in grado di curare le proprie ferite attingendo al proprio al sangue di cui si nutre e non soltanto: il vampiro può guarire le ferite umane con alcune goccie del proprio sangue.

Il potere di rigenerazione del vampiro è spiegabile con la credenza che il sangue sia sempre stato visto come elemento rigeneratore capace di ridare energia fisica e bellezza.

Anche la storia della contessa Batthory sembra avvallare questa credenza:la contessa infatti era usa immergersi in una vasca piena di sangue di vergine per mantenere intatta la propria bellezza e soprattutto per fermare l’invecchiamento del corpo.

Se analizziamo razionalmente una delle malattie che hanno forse causato il mito del vampiro: l’emofilia, ci accorgiamo che il potere rigenerativo del vampiro è assolutamente invertito.

Il vampiro ferito non guarisce prima di un essere umano, anzi le sue emorragie sono inarrestabili.

EDGAR